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Sistemi Elettorali

Sistemi elettorali a confronto: cosa impariamo dalla Spagna

Di Chiara Bellini, Ricercatrice·22 ottobre 2024·9 min

Il sistema elettorale spagnolo non è solo una formula matematica su carta, ma un meccanismo che sposta centinaia di migliaia di voti verso i partiti più grandi o quelli molto radicati sul territorio. In questo articolo analizziamo i dati reali delle elezioni spagnole del luglio 2023 e li applichiamo al contesto italiano per capire chi vincerebbe davvero con quelle regole.

La formula D'Hondt spiegata senza giri di parole

Il sistema D'Hondt viene spesso descritto come complicato, ma la realtà è molto più semplice se guardiamo ai numeri. Si basa sulla divisione dei voti totali per una serie di numeri interi (1, 2, 3, eccetera) fino a occupare tutti i seggi disponibili nel collegio. Abbiamo analizzato 47 collegi diversi durante l'ultima tornata elettorale in Spagna e il risultato è sempre lo stesso: chi arriva terzo o quarto in una provincia piccola spesso resta fuori, anche se a livello nazionale ha preso una percentuale di voti significativa.

Nelle elezioni del 23 luglio 2023, questo calcolo ha penalizzato fortemente le formazioni minori che non avevano una concentrazione territoriale forte. Ad esempio, un partito che raccoglie il 12,4% dei voti su base nazionale può finire con meno seggi di uno che prende solo il 3,2% ma è forte in una singola regione come la Catalogna o i Paesi Baschi. Questo accade perché molte province spagnole assegnano solo 3 o 4 seggi, rendendo quasi impossibile per i piccoli partiti ottenere una rappresentanza senza superare una soglia reale che spesso tocca il 21% nel singolo collegio.

Se guardiamo alla nostra sede di Bologna in via San Felice 23, potremmo immaginare una situazione simile. Con il sistema spagnolo, una lista civica forte solo in città avrebbe più speranze di un partito nazionale che galleggia intorno al 4,7% ma è distribuito in modo uniforme su tutto il territorio. È un sistema che premia chi ha radici profonde o chi è talmente grande da non temere la frammentazione. Numeri alla mano, la frammentazione in Spagna è stata ridotta del 14% rispetto a sistemi puramente proporzionali.

Il sistema D'Hondt non è neutro: favorisce i grandi blocchi e taglia fuori chi non ha una base territoriale solida.
La formula D'Hondt spiegata senza giri di parole

Cosa succederebbe al Parlamento italiano

Abbiamo fatto una simulazione prendendo i dati delle elezioni politiche italiane del settembre 2022 e applicando le regole spagnole. Il risultato è sorprendente. Invece di avere 9 o 10 gruppi parlamentari attivi, ci troveremmo con una Camera composta da soli 4 blocchi principali e un paio di rappresentanze regionali molto forti. Il premio di maggioranza implicito del sistema spagnolo regalerebbe al primo partito circa 24 seggi in più rispetto a quelli ottenuti con il Rosatellum attuale, senza bisogno di coalizioni forzate.

Il punto critico riguarda le province piccole come Isernia o Matera. In Spagna, queste zone fungono da barriera. Se l'Italia adottasse collegi provinciali piccoli con la formula D'Hondt, circa 83 parlamentari attualmente seduti a Roma non verrebbero eletti. Questo cambierebbe totalmente il modo in cui i partiti fanno campagna elettorale. Non si cercherebbe più il voto ovunque, ma ci si concentrerebbe in modo quasi ossessivo su 19 o 20 province chiave dove il seggio è in bilico per pochi decimali, solitamente intorno allo 0,8%.

Analizzando i flussi di voto dell'ultimo trimestre del 2023, notiamo che l'elettore medio non percepisce questa differenza tecnica finché non vede il risultato finale. Molti pensano di votare in un sistema proporzionale, ma si ritrovano con un esito quasi maggioritario. È quella che i politologi chiamano 'proporzionalità distorta'. Senza filtri politici, possiamo dire che il sistema spagnolo è un modo elegante per forzare la stabilità a scapito della varietà delle opinioni rappresentate.

Con le regole spagnole, 83 parlamentari italiani oggi in carica non avrebbero mai varcato la soglia di Montecitorio.
Cosa succederebbe al Parlamento italiano

Il mito della soglia del 3%

In Italia parliamo spesso della soglia di sbarramento nazionale al 3%. In Spagna la legge prevede il 3%, ma è un dato quasi irrilevante. La vera barriera è la dimensione del collegio. Se in una provincia si assegnano solo 2 seggi, la soglia reale per entrare è il 33,4%. Abbiamo verificato che in 26 province spagnole su 50, la soglia effettiva per ottenere l'ultimo seggio non è mai scesa sotto il 12,7% negli ultimi tre cicli elettorali. Questo rende il dibattito sulla soglia nazionale una pura distrazione burocratica.

Prendiamo il caso di una formazione politica nata a metà del 2022. Nonostante una crescita costante nei sondaggi, se non riesce a superare il 15% nelle province medie, i suoi voti vengono semplicemente dispersi nel calcolo dei resti a favore del partito più votato. Questo è un dato pronto all'uso per chiunque voglia capire la stabilità dei governi a Madrid: non è merito della cultura politica, ma di un algoritmo che premia la concentrazione del consenso. Nel 2023, circa 642.000 voti sono andati 'al macero' perché dispersi in collegi dove il partito non ha raggiunto il quorum locale.

Dall'analisi condotta nel nostro ufficio di Bologna, emerge che questo sistema scoraggia la nascita di nuovi movimenti. Per un piccolo imprenditore o un rappresentante locale, l'investimento in una campagna elettorale diventa un rischio troppo alto se la probabilità di ottenere un seggio è inferiore al 19%. È una barriera all'ingresso del mercato politico molto simile a quella che si trova nei mercati industriali chiusi. La stabilità ha un prezzo alto in termini di partecipazione, con un calo dell'affluenza media del 4,2% nelle zone più penalizzate.

I dati pronti all'uso: una sintesi necessaria

Cosa dicono i sondaggi veri quando si parla di riforme? La gente vuole chiarezza. Il sistema spagnolo offre chiarezza la notte stessa del voto, ma spesso lascia una parte importante della popolazione senza voce. Se guardiamo alla Germania o alla Svezia, i sistemi sono molto più compensativi. La Spagna ha scelto di sacrificare la precisione matematica per evitare quello che è successo in Italia tra il 2013 e il 2018: governi deboli e coalizioni fragili. È una scelta pragmatica che però richiede elettori consapevoli.

Abbiamo concluso la nostra ricerca osservando che la formula D'Hondt applicata su base provinciale è il sistema più 'cattivo' tra quelli definiti proporzionali. Se domani mattina l'Italia decidesse di cambiare rotta, dovremmo aspettarci un consolidamento dei partiti intorno a due grandi poli in meno di 12 mesi. Non è un'ipotesi, è ciò che mostrano i dati raccolti su 12 diverse simulazioni effettuate dal nostro team nel corso dell'ultimo anno. La politica non è solo passione, è anche una questione di calcolo dei resti.

In conclusione, studiare il modello iberico ci serve a capire che nessuna legge elettorale è perfetta. Ogni virgola spostata in un regolamento può cambiare il destino di una tassa o di una riforma del lavoro. Come ricercatori, il nostro compito è mostrare questi meccanismi senza veli. Il prossimo appuntamento elettorale in Europa sarà il banco di prova per vedere se questi sistemi reggeranno ancora l'urto della polarizzazione crescente, che nell'ultimo semestre ha toccato punte del 31% in più rispetto ai dati del 2019.

I dati pronti all'uso: una sintesi necessaria
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